Lettera aperta di Michele Franzoso ad Eugenio Bernardi

(a cura di: Avv. Michele Franzoso, Centro Studi AS.TRO)

Caro Eugenio,
ho letto con molto interesse la tua replica rivolta a chi ha posto in dubbio i livelli occupazionali del comparto gioco lecito, che, come è noto, si compone di numerosi segmenti merceologici funzionalmente e industrialmente collegati, pur nella loro autonomia, al “volano” degli apparecchi con vincita in denaro.
In particolare, ho apprezzato l’approccio sereno e serio con cui si sono rappresentati numeri esatti, dati certi, operazioni di somma algebrica tanto elementari quanto decisive nella loro capacità di smantellare l’impianto interpretativo volto a considerare “addetto al comparto” il solo dipendente di un Concessionario (e quindi “escludente” le tante migliaia di famiglie “per bene” che dal gioco lecito traggono la loro legittima ed unica retribuzione).
Lungi dall’esaurirsi in un mero “encomio tecnico”, la presente vorrebbe invece caratterizzarsi per una riflessione coinvolgente il settore, dopo aver “toccato con mano” la forza e il “rumore” che certi numeri generano e la potenzialità politica che ad essi è abbinabile, senza la quale, è certo, non ci sarebbe stato il citato editoriale, né la tua replica.
Il gestore (terzo incaricato di raccolta, operatore di prossimità, partner del concessionario, proprietario del congegno, adesso non importa la qualifica che si vuole adottare), è “nato” fantasma nel 2004, ed ha condotto una esistenza di mera “spiritualità industriale” sino al 2010, quando la categoria ha deciso di investire tutte le proprie energie in “quel” riconoscimento che, all’epoca  alcuni percepivano come onere burocratico (l’iscrizione al RIES), mentre oggi costituisce antidoto per rendere “materiale” e “concreta” un’esistenza che altrimenti sarebbe relegata ancora ad una realtà spettrale.
Mi permetto di considerare la tua “reazione” non come una replica ragionieristica, ma come sollevazione di un’anima che finalmente, dopo il riconoscimento degli operatori che lavorano con i “comma sei”, ha trovato anche un “corpo”, giuridicamente, e quindi anche industrialmente, da trattare come tale.
Credo di poter comprendere come ti possa essere sentito, dall’alto dei tuoi anni di servizio nel settore, a vederti “ricondotto” allo stato di fantasma da chi, improvvisamente, ha capito la complessità politica che discende dall’aver “a che fare” con 200 mila posizioni lavorative.
Quanto accaduto dimostra, semmai ce ne fosse stato bisogno, che “forza” e “numeri” sono la stessa cosa, o per meglio dire costituiscono due facce della stessa medaglia.
Il sistema gioco lecito può anche fatturare l’equivalente del PIL mondiale, ma se non desse il valore aggiunto dell’occupazione e della tutela dei territori dall’aggressione del gioco illegale (che la G.d.f. ci insegna poter fatturare già 23 miliardi di euro contro i 17,8 della “sponda autorizzata”), ben potrebbe subire in silenzio le reprimende etiche e/o demagogiche di chi lo vorrebbe far scomparire.
La tua reazione, infine, costituisce un insegnamento e un monito per tutti gli operatori del settore, affinché comprendano che la loro “azienda”, svincolata da un contesto corporativo che possa collocarla nel “numero” del gioco lecito, e quindi lasciata priva di rappresentatività collettiva, è sempre a rischio di ricaduta in quello stato “spettrale” che costituisce anticamera della cancellazione.
Anche tu, come tutti, avevi da lavorare, eppure hai trovato il tempo di difendere il tuo essere persona per bene e imprenditore che lavora nel rispetto della Legge.
Tutti dovrebbero seguire il tuo esempio.
Grazie
Michele.

 

FONTE: www.assotrattenimento.it

 

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