La regione Lombardia: La validità del distanziometro non è più scontata

Alla fine il dubbio si è insinuato anche laddove la “slot lecita” è considerata solo un oggetto da prendere “ a martellate”.

Il Presidente della Commissione Commercio della Regione Lombardia, infatti (il “martellatore pubblico delle slot” tanto per capirci), ha reso noto che gli effetti della segregazione degli apparecchi “legali”  sul fronte della prevenzione al G.A.P. merita una indagine.

Pur essendone “personalmente convinto”, il Presidente vuole convocare in audizione chi si occupa di “assistere e curare” i giocatori patologici per appurare se la “segregazione dei soli congegni legali” è misura idonea a scongiurare il G.A.P..

Ciò che evidentemente ha insinuato il dubbio è l’effetto che il Distanziometro ha generato laddove applicato da più tempo rispetto alla Lombardia, ovvero illegalità, aumento delle patologie, tracolli economici su esercizi – tabaccherie – imprese.

I toni restano “combattenti” contro il gioco (lecito), ma oramai non è più occultabile al pubblico dibattito e alla opinione dei cittadini (che hanno gli occhi per vedere cosa succede negli esercizi in cui le slot legali non possono più essere ospitate), il dato incontrovertibile sul reale effetto del distanziometro. Chi vuole il gioco lo cerca, e se trova quello non lecito vi si avvicina senza remore, azzerando concettualmente ogni possibile inclinazione socio-sanitaria del distanziometro. Da qui l’”idea” di reperire una “asseverazione esterna” circa l’utilità di uno strumento che utile in sé non può proprio essere, perché applicabile alla sola versione “legale” del gioco che, per volume di affari complessivo del 2013, è già stato sorpassato dalla raccolta illegale di giochi e scommesse (23 miliardi di cui 1,5 dal solo gioco on line illegale, laddove anche i minori riescono ad accedere, incrementando così quella quota di insidiosità del fenomeno che la relazione annuale del 2014 al Parlamento sulle tossicodipendenze ha ben evidenziato).

A ciò si aggiunge che proprio il “picco massimo” di giocatori problematici in Lombardia è stato raggiunto nel primo anno di vigenza del distanziometro (2013); ciò testimonia il fatto che la lotta ad un solo “segmento” del gioco lecito non ha per nulla mutato il connubio che lega l’insorgenza del G.A.P. alla pregressa presenza vuoli di altre forme di dipendenza da sostanza oppure di altre patologie, non potendo così incidere sull’estensione epidemiologica della ludopatia.

L’inesistenza “conclamata” di rilevazioni epidemiologiche accreditate, poi, ha vanificato ogni sforzo di pubblicizzare il G.A.P. come fenomeno di allarme meritevole di strumenti mortificanti la già sofferente economia locale di migliaia di pubblici esercizi e tabaccherie.

La parola passa quindi alle “Associazioni” che si occupano di recupero dei giocatori problematici, il cui parere dovrà supportare (con tutte le evidenti strumentalizzazioni del caso) una decisione politica che oramai richiede un conforto “tanto tecnico” quanto “non scientifico”, come lo sono oggi tutte le “opinioni” sulle cause di insorgenza del G.A.P.

Una domanda la avanza anche AS.TRO al Presidente della Commissione Commercio della regione Lombardia: se il D.P.A. della Presidenza del Consiglio afferma l’inesistenza di entità accreditate a rivelare la realtà epidemiologica del G.A.P. (ovvero come nasce, come si sviluppa, come si previene), che rilevanza “politica” potrà mai assumere l’audizione strumentalmente indetta? Di risposte non ne riceveremo (altrimenti anche Confindustria sarebbe stata convocata), e la portata demagogica dell’iniziativa assumerà così contorni incontestabili.

 

Avv. Michele Franzoso, Centro Studi AS.TRO

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