La differenza tra Etica e Marketing Bancario

La notizia della banca che impedisce alle “proprie” carte di credito le transazioni sui siti di gioco (legale, ovvero riconoscibili come tali) è rimbalzata in modo controverso e neppure le dichiarazioni dell’Istituto hanno chiarito le reali “connotazioni tecniche-contrattuali” dell’iniziativa. L’unico dato certo è che 480.000 carte di credito sono state emesse da un gruppo bancario con la particolare connotazione “tecnica” di non essere abilitate alla transazione su siti di gioco lecito. Non si tratterebbe, quindi, di una “inibizione in corso” per arginare il vizio del gioco dei clienti, bensì di una “limitazione strutturale”  dello strumento di pagamento accessibile al cliente “meno facoltoso” che richiede una carta di pagamento.

Per i clienti abilitati al rilascio della carta “black”, invece, si conferma il “no limits” (benché la qualifica di facoltoso ai possessori del pregiato “colore” è perlomeno dubbia, essendo ottenibile da tutti i funzionari di una P.A. convenzionata con l’Istituto).

La notizia ha suscitato comunque “clamore” e plurimi commenti, che per scelta precisa di chi scrive non si riportano, né si amplificano.

Se si abbandona “il marketing” e si entra nel concreto ci si accorge che l’iniziativa rientra tra le strategie preventive che tutti gli Istituti pongono in essere da oltre cinque anni per tutelare i rispettivi “depositi” di liquidità, con totale assenza di qualsivoglia attitudine pedagogico-assistenziale nei confronti della clientela. Provate a “calare” la vostra “media deposito annuale” dell’oltre il 20% e vedrete se non si attivano subito le “telefonate” dei servizi clientela per appurare le ragioni di tale evento.

La controprova della tesi sostenuta può essere agevolmente evinta dal “vero” esempio di “banca attenta” ai clienti potenzialmente dediti al gioco eccessivo, sconosciuto ai più (perché di tali iniziative non si può fare pubblicità) e attivo da oltre tre anni nella provincia di Trento con encomiabile “tatto e riservatezza”. Attraverso un accordo tra “gruppi di sostegno” e Agenzie di vari Istituti, infatti, i clienti interessati da plurimi prelievi bancomat giornalieri vengono “cautamente e umanamente” avvicinati alla consulenza degli psicologici “convenzionati” per rispondere a questionari e  ricevere offerte di “supporto” per parlare delle ragioni di così repentini “cambi di stile di vita”.

Di un dato bisogna comunque fornire evidenza: il 27% della clientela del gruppo bancario che ha adottato l’iniziativa è over 65, e quasi il 70% della clientela del gruppo (per il resto composta soprattutto da commercianti e piccole imprese del territorio, oltre che da pubblici funzionari) risulta avere una “anzianità di conto” di almeno 10 anni.

Se l’Istituto ha promosso tale iniziativa (esonerando i c.d. clienti facoltosi sopra descritti) significa che ben poteva contare su un “impatto zero” di essa a livello di “performance” dei propri strumenti di pagamento, unitamente ad una “visibilità” mediatica totalmente gratuita, accresciuta proprio dai commenti di chi ha “abboccato” all’amo dell’etica” denunciandone i connotati di ostracismo, ovvero di radicalismo talebano.

Se in Italia, oramai, persino le banche possono fornire lezioni di etica, e se persino l’etica è diventato strumento di “marketing”, è evidente che la crisi, oltre che economica, è diventata, per l’appunto, etica, per evidente “obsolescenza” delle categorie logiche che la compongono.

Forse bisogna rassegnarsi al fatto che la scomparsa della “percezione di ricchezza” che imperava negli anni ’90 ha trasformato “tutto” in etico o “non etico”. In tal modo si sono annacquati i capisaldi dello stile di vita virtuoso, ovvero il rispetto delle leggi e delle civiche condotte personali e imprenditoriali. Si sviluppano schemi di controllo sociale sempre più paternalistici e sempre meno improntati a “responsabilizzare senza alibi” chi commette negligenze – imprudenze – imperizie (ovvero chi è in “colpa”).

Rassegniamoci al fatto che l’unico modo per “risollevare” il Paese non è la ricerca di alibi per i propri errori ma la certezza di veder penalizzato chi è in colpa a beneficio di chi riesce a vivere senza incorrervi. E questo vale anche per il settore del “gioco lecito

 

Avv. Michele Franzoso, Centro Studi AS.TRO

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