Inchiesta su l’ordinanza anti- slot in Lombardia. Dall’inizio dell’anno ogni mese 20 mln di euro in meno all’Erario

Se e come il regolamento della regione Lombardia in materia di gioco si rivelerà efficace nel contrasto alla dipendenza da gioco ( così come auspicano gli amministratori) forse non lo sapremo davvero mai. La ragione è piuttosto semplice: nessuno sa infatti quanti siano i giocatori patologici perchè nessuno ha mai fornito i numeri ufficiali di questa patologia. Al contrario si parla molto dei controlli, delle violazioni alle disposizioni che limitano l’orario di fuinzionamento degli apparecchi da gioco e ancora di più di quante slot saranno tolte dal mercato una volta che la legge regionale sarà completamente attuata.

Di certo, e i numeri in questo caso sono chiari, sappiamo che lo Stato dovrà rinunciare ad una considerevole fetta dele entrate erariali derivanti dalle imposte applicate alla raccolta di gioco delle slot. Un faloso problema? Forse, se consideriamo il solo punto di vista dei no-slot, ma che invece determina ricadute su tutta la colletività per il sempolice fatto che lo Stato italiano dalle imposte sui giochi ricava entrate, finanzia leggi e basa una parte importante della maniovra fiscale di ogni anno. Compresa quella approvata nel dicemvre scorso in base alla quale le slot dovranno garantire una entrata aggiuntiva di 500 milioni l’anno. Con queste inchiesta che abbiamo condotto conb la collaborazione dei diversi gestori lombardia che ci hanno messo a disposizione i datri degli incassi delle loro macchine possiamo dire che norme a dir poco schizofreniche da una parte chiedono ulteriuori entrate e dall’altra le sottaggono alla stesso voce di capitolo.

Siamo partiti da Milano dove, secondo i dati forniti dall’Agenzia dele Dogane e dei Monopoli, sono state autorizzate circa 8.000 slot distribuite su 1.500 bar, 90 sale giochi e almeno altri 450 locali di altro tipo all’interno dei quali sono presenti apparecchi da gioco.

In media, secondo le stime di Jamma, ogni slot nel primo bimetre 2014, ha raccolto giocate per circa 4.230 euro al mese contro le 2.050 del 2015. Si tratta di un dato determinato principalmente dalla introduzione dei limiti orari al funzionamento delle slot, ovvero la possibilità di giocare solo dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 23. Meno impattante, al momento, la misure invece che vietano le nuove istallazioni a ditanza inferiore di 500 mt dai luoghi sensibili. Abbiamo infatti considerato i dati degli stessi apparecchi installati nello stesso locale nei due periodi differenti.

Se consideriamo il prelievo erariale unico su ogni apparecchi applicato nel 2014 vediamo che il Prelievo Erariale garantito da ogni apparecchio installato a Milano era mediamente di 537 euro, a fronte di vincite medie mensili pari a 3.353 euro. Un anno dopo lo stesso apparecchio all’interno dello stesso locale versa all’erario 267 euro, per un totale di vincite pari a 1.507.

Solo a Milano possiamo calcolare mancate entrate erariali mensili per 2.160.000 euro mentre la percentuale media di vincite erogate, come effetto di leggi nazionali che riducono il pay out, è passata dal 79% circa al 74%.

Estendendo la stima a tutte le slot installate in Regione possiamo dire che nella sola Lombardia si registrano ogni mese mancate entrate erariali per oltre 19.000.000 di euro.

Va osservato che contestualmente alla introduzione di norme che limitano il funzionamento degli apparecchi, è entrata in vigore la legge impone l’aumento del Prelievo Erariale dello 0,3%.

La domanda a fronte di questi dati è semplice: come si può continuare a considerare il comparto delle slot un settore a cui chiedere di contribuire alle entrate statali e contestualmente limitarne l’attività?

Possibile che nessun politico, libero da condizionamenti di tipo moralistico, abbia il coraggio di chiedere conto di questi numeri? Perchè le organizzazioni che rappresentano il settore non chiedono ufficialmente all’Agenzia dei Monopoli di rendere pubblici i numeri della raccolta di gioco in Lombardia, tanto per cominciare? E poi allora, forse, potremmo parlare in modo davvero sereno di ‘riorganizzazione’ e razionalizzazione del settore.

 

Fonte: Jamma

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