Il Ministero degli Interni alle Questure: il rilascio della licenza di polizia segue unicamente agli accertamenti di legge

(a cura dell’avvocato Michele Franzoso del Centro Studi AS.TRO)

“Ognuno faccia il proprio mestiere”. Questa è l’estrema sintesi della nota con cui la Massima Autorità Ministeriale, in tema di orientamento vincolante dell’attività delle Questure, discerne tra competenze di ordine pubblico e competenze degli Enti Locali.

Le Questure devono procedere solo agli accertamenti per i quali sono deputate e competenti (verifica dei requisiti soggettivi e oggettivi dei richiedenti un titolo di polizia), posto che il rilascio dell’articolo 88 Tulps non significa “apertura” di un locale (eventualmente in spregio a contrastanti disposizioni locali), ma solo attestazione abilitativa relativa ad un soggetto, al quale incombe (al pari di ogni altro permesso amministrativo, autorizzazione, licenza) l’utilizzo del titolo in ottemperanza di tutte le leggi e i regolamenti vigenti.

Sarà poi il soggetto “autorizzato” a doversi fare carico (magari previo avviso di tale tenore apportato sul titolo di polizia) di rispettare le disposizioni vigenti che disciplinano l’apertura dell’attività autorizzata.

Sotto il profilo tecnico-giuridico l’assunto è così incontestabile da destare solo qualche sospetto di banalità, o meglio, da rendere manifesto il chiaro monito alle Questure a non entrare nel dibattito politico-territoriale sul gioco lecito.

La licenza di polizia, quindi, rilasciata, oggi, per un aspirante conduttore di sala VLT posta sul suolo Lombardo (accanto ad una scuola e ad una chiesa), non consentirà nessuna aspettativa di apertura. Incomberà al Comune l’attivazione degli atti necessari per il rispetto delle disposizioni a vigenza locale, posto che la “licenza” non esonera, bensì impone, il rispetto di esse.

L’eventuale censura di “duplicazione” di energie amministrative che tale procedura può comportare, deve collegarsi alla particolare genesi delle normative/ disposizioni/ regolamentazioni “c.d. anti-slot” che localmente ci si è ostinati a promulgare e deliberare, nonostante la evidente riconduzione del gioco lecito a fenomeno sottoposto al Monopolio Statale.

E’ chiaro, infatti, che se le diramazioni territoriali del ministero degli Interni debbono far riferimento solo a leggi e disposizioni “valevoli su tutto il territorio nazionale”, alla sola attività di Amministrazione del territorio incombe l’onere di far rispettare le proprie scelte localmente assunte.

La vera “censura” quindi, risiede nella pervicacia ed ostinata abiura delle Amministrazioni Locali verso la Legge dello Stato che assegna al Governo la delega di redigere in tempi certi e rapidi una disciplina valevole per tutto il territorio nazionale sui profili sopradescritti, ricomponendo ad unitarietà di fonte e di contenuto tutta la normativa sul gioco lecito.

Ma si sa, che il solo problema che oggi gli Enti locali annoverano è la limitazione del gioco lecito, posto che ogni altro aspetto della realtà politica – civica – economica – occupazionale – sociale – sanitaria – ambientale – infrastrutturale  (…) dei territori … è già stato risolto, con ampia soddisfazione di tutti i cittadini.

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