Finita l’estate si ripresentano i problemi

L’estate che ci lasciamo alle spalle non ha portato solo “tempo instabile”, ma ha lasciato inalterati problemi molto seri, che neppure i vari “Sblocca Italia”, “Mille Giorni”, ecc. ecc. sembrano in grado di risolvere.
Non basta il debito pubblico arrivato ad una soglia di “non sostenibilità”;
non basta il tasso di disoccupazione che si alza ancora, unitamente ad un nuovo inaspettato crollo degli ordinativi per il comparto manifatturiero;
non basta l’oramai inevitabile taglio alle risorse pubbliche necessarie per i servizi ai cittadini;
non basta l’incubo di un nuovo prelievo forzoso entro Natale dai risparmi dei cittadini e dai fondi pensione per garantire le impellenti esigenze di cassa;
non basta il livello generale di pressione fiscale che ostinatamente cresce, a penalizzazione esclusiva del lavoro e della impresa;
Il “Paese” ancora non riesce a “far quadrato” sui suoi problemi e troppa speranza ancora si ripone sulle potenzialità di “riscossa nazionale” che l’eliminazione del vizio del gioco (ma solo quello lecito) potrebbe garantire. Ad esso ancora si imputano miliardi fantasma di spesa sanitaria (“spettrali”, visto che il bilancio sanitario ancora non censisce detta voce) e milioni virtuali di anime corrotte e rovinate dal vizio.

In un Paese in cui la rappresentanza confindustriale generale sta per decretare la fine della “speranza” da parte di chi da’ lavoro e produce PIL, il “gioco lecito” (e tutto il suo complesso sistema istituzionale ed imprenditoriale) si accoda sommessamente al richiamo di “solerzia e rapidità” che all’azione del  Governo è stato rivolto.

Se è vero che il gioco lecito non è il “problema” dell’Italia (quelli prima citati invece lo sono), è oramai evidente che il “complesso sistema” di imprese e Istituzioni che lo compongono è ancora capace di proporsi come realtà economica rinnovabile – migliorabile – significativa per l’erario e per i livelli occupazionali.

Il Governo ha precisi adempimenti da porre in essere per decretare quale sistema di gioco lecito vuole insediare nel Territorio, decidendo tra due logiche contrapposte: da un lato, la soluzione “pseudo-azzeratrice” e, dall’altro lato, una soluzione di generale razionalizzazione che eviti la consegna del mercato all’offerta non legale di gioco, salvaguardando il monopolio ”statale” del gioco legale, e con esso il controllo di legalità, l’uniformità di regole e di tutele per tutti i cittadini.

Se è lecito e doveroso gettare “l’acqua sporca” che nel gioco lecito (come in tutti gli altri sistemi e comparti) viene generata dalle normative frastagliate e dalle carenze di efficienza, la tutela “del bambino” dovrebbe essere una “ontologica priorità”, soprattutto se si è al cospetto di una realtà del monopolio statale sulla quale le imprese private riversano da un decennio enormi flussi di investimenti.

Gli appuntamenti istituzionali di autunno sono alle porte, e l’avvio di mirate concertazioni con le categorie è oltremodo necessario per tutelare anche quella “nicchia” di economia che non può più resistere all’aggressione dell’illegalità, senza una chiara e definitiva legittimazione pubblica ad esistere, all’interno di perimetri operativi uniformi su tutto il Paese.

 

Fonte: www.assotrattenimento.it

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